Chirurgia ortopedica dell'adulto e del bambino, del dr. Marco Maria Moscati

   
 

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I problemi muscoloscheletrici del bambino in crescita sono diversi da quelli di un adulto, così come lo è la risposta ai traumi, alle infezioni e alle deformità. A volte, quello che appare in prima battuta come un'anomalia è invece una semplice variazione del processo di crescita e si risolve spontaneamente con il tempo, così come molte condizioni sono uniche dell'infanzia, e non si possono verificare nella vita adulta. Il compito del chirurgo ortopedico pediatrico è di diagnosticare e curare i problemi muscoloscheletrici dei bambini, quali per esempio le deformità degli arti o della colonna vertebrale osservati alla nascita o più tardi (piede torto del neonato, scoliosi, dismetrie degli arti), e così via), le anomalie della deambulazione, i traumi ossei, le infezioni, i tumori e le patologie delle ossa o delle articolazioni.
Il materiale riassorbibile nella chirurgia del piede
Essendo il piede un organo di movimento, la mia attitudine è limitare il più possibile l’uso per la chirurgia di materiale metallico che porta a una rigidità e a volte a un’intolleranza. Negli ultimi anni il materiale metallico usato in precedenza è stato via via sostituito da materiale riassorbibile in polilattato (viti, cambre, pin) che è da preferire quando possibile all’uso di materiale metallico, essendo il polilattato riassorbito dall’organismo nel giro di 6-8 mesi e non dovendo essere rimosso.

DOLORE NEL BAMBINO / IL DOLORE NEL BAMBINO IN ORTOPEDIA PEDIATRICA

Il dolore nel bambino a differenza che nell’adulto può assumere delle caratteristiche molto complesse, di difficile inquadramento e di difficile trattamento specie in caso di dolore cronico e specie nei bambini più piccoli.

Spesso il dolore è l’unico sintomo che viene riferito all’ortopedico infantile nel corso di una visita, a volte il dolore non è più presente al momento della visita o si è modificato in qualità e intensità; inoltre la descrizione del dolore al medico è mediata dai genitori che possono a loro volta amplificare  o minimizzare il problema.

A causa della pressoché totale assenza di esperienze precedenti o la perdita della memoria di dolori pregressi il sintomo dolore non è ben strutturato e codificato nella coscienza del bambino. Il dolore nel bambino è visto come qualcosa di altamente spiacevole, inspiegabile, inaspettato e non è catalogato come “ sintomo dolore”. La sua intensità e qualità non sono misurabili; il bambino non sa che il dolore può passare, non sa quanto durerà e viene vissuto come “ per sempre” senza una collocazione temporale. Al bambino non importa conoscere la causa del dolore mentre nell’adulto la conoscenza della causa del dolore lo rende più razionale e definito; l’arrivo del medico e la diagnosi spesso non tranquillizzano i piccoli pazienti inoltre il bambino non è a conoscenza del fatto che un farmaco o una terapia lo possono alleviare.

Dato l’inevitabile coinvolgimento emotivo i genitori interpretano il dolore del figlio senza un necessario distacco e naturalmente ciò può amplificare lo stato ansioso correlato al sintomo.

Un ulteriore problema in ortopedia pediatrica è stabilire la provenienza del dolore e la sua intensità; infatti il bambino nei primi anni di vita non è in grado di identificare l’origine del dolore e a quantificarlo. Il dolore può essere accompagnato da pianto o agitazione psicomotoria spesso non proporzionale all’intensità. Per quanto riguarda l’intensità del dolore, la sua misurazione e quindi la valutazione dell’andamento nel tempo e dell’efficacia della terapia sono state proposte alcune scale utilizzate in ambiente ospedaliero come a d esempio la WONG BAKER FACES PAIN SCALE.

Wong-Baker FACES Pain Rating Scale


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Oppure l’utilizzo di una scala numerica da 0 a 10  dove 0 è l’assenza di dolore e 10 è il dolore più forte (utilizzato nei bambini più grandi).

Molto importante è la monitorizzazione dei parametri fisiologici del dolore come la variazione della frequenza cardiaca e respiratoria e della pressione arteriosa. Fondamentale è anche la valutazione comportamentale del bambino come il pianto, il grido, l’inconsolabilità, l’espressività facciale, la rigidità del corpo, i movimenti a scatto, l’irrequietezza estrema o la calma eccessiva. Naturalmente più il bambino è grande più tutto è semplice di pari passo con l’aumento della maturazione delle sue capacità espressive e cognitive.

ultimo aggiornamento: 03/02/2010

 
 

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