I problemi muscoloscheletrici del bambino in crescita sono diversi da quelli di un adulto, così come lo è la risposta ai traumi, alle infezioni e alle deformità. A volte, quello che appare in prima battuta come un'anomalia è invece una semplice variazione del processo di crescita e si risolve spontaneamente con il tempo, così come molte condizioni sono uniche dell'infanzia, e non si possono verificare nella vita adulta. Il compito del
chirurgo ortopedico pediatrico è di diagnosticare e curare i problemi muscoloscheletrici dei bambini, quali per esempio le deformità degli arti o della colonna vertebrale osservati alla nascita o più tardi (piede torto del neonato, scoliosi, dismetrie degli arti), e così via), le anomalie della deambulazione, i traumi ossei, le infezioni, i tumori e le patologie delle ossa o delle
articolazioni.
Il
materiale riassorbibile nella chirurgia del piede
Essendo il piede un organo di movimento, la mia attitudine è
limitare il più possibile l’uso per la chirurgia di materiale
metallico che porta a una rigidità e a volte a un’intolleranza.
Negli ultimi anni il materiale metallico usato in precedenza è
stato via via sostituito da materiale
riassorbibile in polilattato (viti, cambre, pin) che è da
preferire quando possibile all’uso di materiale metallico,
essendo il polilattato riassorbito dall’organismo nel giro di
6-8 mesi e non dovendo essere rimosso.
SINDROMI
/ OSTEOGENESI IMPERFETTA
Il
termine “osteogenesi imperfetta” significa
letteramente “osso formato in maniera imperfetta”. I
bambini colpiti da osteogenesi imperfetta sono portatori di una mutazione
genetica che rende il loro organismo incapace di produrre
ossa forti e solide, oppure hanno ereditato la malattia dai
genitori. Si tratta di una condizione relativamente rara, che
rende particolarmente esposti alle fratture ossee. L'ecografia
durante la gravidanza è spesso in grado di individuare i casi
più gravi di osteogenesi imperfetta, del resto rilevabile anche
attraverso specifici test genetici in grado di rilevare la
presenza e della mutazione. Tuttavia, le fratture spontanee, che
avvengono anche in presenza di traumi molto piccoli o
addirittura in assenza di traumi, sono la prima indicazione che
la persona è affetta dalla malattia.
L'osteogenesi
imperfetta del tipo 1 è la più comune e lieve delle
forme conosciute. La struttura del collagene è normale, ma esso
è presente in quantità inferiori a quelle normali. La deformità
ossea è moderata o assente, anche se le ossa sono fragili e si
fratturano facilmente. Gli effetti possono estendersi anche ai
denti, che in questo caso sono più soggetti a carie e a
rotture. La parte bianca del bulbo oculare (sclera) può avere
una tinta bluastra, violacea, o grigiastra.
L'osteogenesi
imperfetta del tipo 2 è la forma più grave della
malattia. Il collagene non si forma in modo adeguato, con la
conseguenza che le ossa possono rompersi persino durante la vita
prenatale. La sopravvivenza di questi bambini è in genere molto
breve, e raramente sopravvivono a lungo dopo il parto.
L'osteogenesi
imperfetta del tipo 3 è caratterizzata invece da una
formazione inadeguata del collagene e dalla presenza di gravi
deformità ossee, spesso associate ad altre complicazioni. Il
bambino spesso nasce con fratture, la sclera può essere
bianca, bluastra, violacea o grigiastra. I soggetti con questa
forma dell'osteogenesi imperfetta sono quasi sempre di bassa
statura, presentano deformità della colonna vertebrale,
complicazioni respiratorie e una anomala fragilità dei
denti.
L'osteogenesi
imperfetta del tipo 4 è invece moderatamente grave, e si
limita a una inadeguata formazione del collagene. Le ossa sono
fragili e soggette a fratture, ma la sclera ha una colorazione
normale. La statura è spesso inferiore alla media e i denti
sono fragili, ma le deformità ossee sono moderate o molto
modeste. Per questa malattia non esiste alcuna cura, tuttavia la
vita del bambino colpito può essere molto migliorata da un
trattamento personalizzato che dipende sia dalla gravità della
malattia, sia dall'età del bimbo. Il trattamento è in molti
casi non chirurgico ma più che altro riabilitativo;
l'intervento del chirurgo ortopedico serve invece a riparare le
fratture ripetute dello stesso osso, a correggere le deformità
o le fratture che non guariscono correttamente.
Il
trattamento chirurgico ortopedico può avvalersi di perni
metallici che vengono inseriti nelle ossa lunghe delle
braccia e delle gambe, e che devono a volte venire sostituiti a
mano a mano che il bambino cresce. Alcuni perni sono invece
telescopici, e possono quindi estendersi. In caso di grave
scoliosi si ricorre alla fusione spinale, un intervento
chirurgico di riallineamento e fusione delle vertebre che
previene l'ulteriore curvatura patologica della colonna.
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