Condividi
Scrivimi
Naviga
Home / La paralisi del plesso brachiale (paralisi di Erb)

Questo tipo di paralisi provoca nei neonati una eccessiva debolezza degli arti superiori ed è causata da un trauma del plesso brachiale, una rete nervosa che attraverso il collo si diffonde a tutti i nervi del braccio. In presenza di un danno in questa regione, il neonato incontrerà difficoltà a muovere e a percepire le braccia, le mani e le dita. Questa condizione riguarda 2 bambini ogni 1000 nati, che in genere riescono a recuperare sia il movimento, sia la sensibilità del braccio colpito.

La paralisi nel neonato è provocata quasi sempre da un trauma collegato al parto, per esempio quando il bambino è molto grosso o il travaglio particolarmente lungo o il parto in sé presenta complicazioni. In linea di massima si definiscono versi ditipi di danni nervosi, e il neonato può presentarne uno solo o più di uno. Una lesione che "tira" i fasci nervosi senza romperli è la condizione più comune (neuroprassia), e in genere si risolve spontaneamente nei primi mesi successivi alla nascita. La neuroprassia può colpire anche gli adulti, un caso tipico sono i giocatori di calcio; in queste situazioni la lesione che colpisce alcune fibre nervose può provocare la formazione di tessuto cicatriziale, che a sua volta esercita una pressione dannosa sulle fibre nervose sane. Questa condizione è nota come "neuroma".

Una lesione può lacerare le fibre nervose e romperle a un punto tale che la remissione spontanea è esclusa, e infine, nell'"avulsione" i nervi vengono strappati dalla spina dorsale. Queste ultime due condizioni, la rottura delle fibre e l'avulsione sono le più gravi e in questi casi solo un'adeguata chirurgia, nella quale in genere si trapianta una sezione di fibra nervosa prelevata da un altro fascio muscolare dello stesso individuo, può resistuire al braccio una funzionalità almeno parziale.

I sintomi del danno nervoso sono sono la perdita di sensibilità e la paralisi parziale o completa del braccio. Il trattamento varia in funzione della gravità della lesione e spazia dalla fisioterapia al trattamento chirurgico che spesso, ma non sempre, riesce a restituire una buona funzionalità all'arto colpito, e che può essere completata da interventi successivi da programmare a mano a mano che il bambino cresce.

I problemi muscoloscheletrici del bambino in crescita sono diversi da quelli di un adulto, così come lo è la risposta ai traumi, alle infezioni e alle deformità. A volte, quello che appare in prima battuta come un'anomalia è invece una semplice variazione del processo di crescita e si risolve spontaneamente con il tempo, così come molte condizioni sono uniche dell'infanzia, e non si possono verificare nella vita adulta. Il compito del chirurgo ortopedico pediatrico è di diagnosticare e curare i problemi muscoloscheletrici dei bambini, quali per esempio le deformità degli arti o della colonna vertebrale osservati alla nascita o più tardi (piede torto del neonato, scoliosi, dismetrie degli arti), e così via), le anomalie della deambulazione, i traumi ossei, le infezioni, i tumori e le patologie delle ossa o delle articolazioni.

Il materiale riassorbibile nella chirurgia del piede
Essendo il piede un organo di movimento, la mia attitudine è limitare il più possibile l'uso per la chirurgia di materiale metallico che porta a una rigidità e a volte a un'intolleranza. Negli ultimi anni il materiale metallico usato in precedenza è stato via via sostituito da materiale riassorbibile in polilattato (viti, cambre, pin) che è da preferire quando possibile all'uso di materiale metallico, essendo il polilattato riassorbito dall'organismo nel giro di 6-8 mesi e non dovendo essere rimosso.

ultimo aggiornamento 07/05/2018
© 2019 ortopediainfantile.it, tutti i diritti riservati | P.IVA 08708990158 | ultimo aggiornamento: 07/05/2018 | home page | note legali
Nota: le informazioni fornite da questo sito devono servire a migliorare, e non a sostituire, il rapporto medico/paziente
Home / La paralisi del plesso brachiale (paralisi di Erb)

Questo tipo di paralisi provoca nei neonati una eccessiva debolezza degli arti superiori ed è causata da un trauma del plesso brachiale, una rete nervosa che attraverso il collo si diffonde a tutti i nervi del braccio. In presenza di un danno in questa regione, il neonato incontrerà difficoltà a muovere e a percepire le braccia, le mani e le dita. Questa condizione riguarda 2 bambini ogni 1000 nati, che in genere riescono a recuperare sia il movimento, sia la sensibilità del braccio colpito.

La paralisi nel neonato è provocata quasi sempre da un trauma collegato al parto, per esempio quando il bambino è molto grosso o il travaglio particolarmente lungo o il parto in sé presenta complicazioni. In linea di massima si definiscono versi ditipi di danni nervosi, e il neonato può presentarne uno solo o più di uno. Una lesione che "tira" i fasci nervosi senza romperli è la condizione più comune (neuroprassia), e in genere si risolve spontaneamente nei primi mesi successivi alla nascita. La neuroprassia può colpire anche gli adulti, un caso tipico sono i giocatori di calcio; in queste situazioni la lesione che colpisce alcune fibre nervose può provocare la formazione di tessuto cicatriziale, che a sua volta esercita una pressione dannosa sulle fibre nervose sane. Questa condizione è nota come "neuroma".

Una lesione può lacerare le fibre nervose e romperle a un punto tale che la remissione spontanea è esclusa, e infine, nell'"avulsione" i nervi vengono strappati dalla spina dorsale. Queste ultime due condizioni, la rottura delle fibre e l'avulsione sono le più gravi e in questi casi solo un'adeguata chirurgia, nella quale in genere si trapianta una sezione di fibra nervosa prelevata da un altro fascio muscolare dello stesso individuo, può resistuire al braccio una funzionalità almeno parziale.

I sintomi del danno nervoso sono sono la perdita di sensibilità e la paralisi parziale o completa del braccio. Il trattamento varia in funzione della gravità della lesione e spazia dalla fisioterapia al trattamento chirurgico che spesso, ma non sempre, riesce a restituire una buona funzionalità all'arto colpito, e che può essere completata da interventi successivi da programmare a mano a mano che il bambino cresce.

I problemi muscoloscheletrici del bambino in crescita sono diversi da quelli di un adulto, così come lo è la risposta ai traumi, alle infezioni e alle deformità. A volte, quello che appare in prima battuta come un'anomalia è invece una semplice variazione del processo di crescita e si risolve spontaneamente con il tempo, così come molte condizioni sono uniche dell'infanzia, e non si possono verificare nella vita adulta. Il compito del chirurgo ortopedico pediatrico è di diagnosticare e curare i problemi muscoloscheletrici dei bambini, quali per esempio le deformità degli arti o della colonna vertebrale osservati alla nascita o più tardi (piede torto del neonato, scoliosi, dismetrie degli arti), e così via), le anomalie della deambulazione, i traumi ossei, le infezioni, i tumori e le patologie delle ossa o delle articolazioni.

Il materiale riassorbibile nella chirurgia del piede
Essendo il piede un organo di movimento, la mia attitudine è limitare il più possibile l'uso per la chirurgia di materiale metallico che porta a una rigidità e a volte a un'intolleranza. Negli ultimi anni il materiale metallico usato in precedenza è stato via via sostituito da materiale riassorbibile in polilattato (viti, cambre, pin) che è da preferire quando possibile all'uso di materiale metallico, essendo il polilattato riassorbito dall'organismo nel giro di 6-8 mesi e non dovendo essere rimosso.

ultimo aggiornamento 07/05/2018
© 2019 ortopediainfantile.it, tutti i diritti riservati | P.IVA 08708990158 | ultimo aggiornamento: 07/05/2018 | home page | note legali
Nota: le informazioni fornite da questo sito devono servire a migliorare, e non a sostituire, il rapporto medico/paziente